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Cosa sono le 4C del Diamante?

Spesso, quando si parla di diamanti, per elencare le caratteristiche di queste pietre preziose si fa riferimento alle oramai celebri 4C ovvero i quattro fattori che in inglese hanno tutti come iniziale la lettera C:

  1. Carat (carato o peso): è l’unità di misura con la quale si indica il peso di un diamante. Un carato pesa 0,2 grammi e corrisponde a 100 punti, quindi un diamante di 50 punti ha 0,5 carati e pesa 0,1 grammi. Tieni sempre presente che il carato è l’unità di misura del peso e non della grandezza di un diamante. Di conseguenza, un diamante da due carati non è grande il doppio di uno da un carato, anche se pesa il doppio.
  2. Clarity (purezza): le inclusioni, a volte definite “impronte digitali della natura” sono caratteristiche naturali di identificazione. Possono avere la forma di piccoli cristalli, nuvole o piume, comunque normalmente non visibili a occhio nudo.

    Per vedere le inclusioni i gioiellieri devono fare uso di una lente d’ingrandimento che permetta loro di vedere un diamante ingrandito 10 volte in modo da poter meglio localizzare le inclusioni. La posizione di un’inclusione può contribuire a determinare il valore di un diamante. Esistono pochissimi diamanti in natura del tutto privi di imperfezioni e questi sono quindi estremamente pregiati. Maggiore è la purezza del diamante, maggiore sarà anche la luminosità, il valore e la rarità della pietra.

    Le inclusioni sono valutate su di una scala di perfezione, nota come purezza, stabilitadal Gemological Institute of America (GIA). La scala della purezza, che va da F (flawless=privo di imperfezioni) a I(included= incluso), si basa sulla visibilità delle inclusioni con un ingrandimento di 10 volte.

IF – Internally Flawless: Non ci sono inclusioni visibili a 10 ingrandimenti.

VVS 1 e VVS 2 – Very, Very Slightly Included: Inclusioni così lievi che sono difficili per un selezionatore esperto vedere a 10 ingrandimenti.

VS 1 e VS 2 – Very Slightly Included: Le inclusioni sono osservabili con sforzo a 10 ingrandimenti.

SI 1 e SI 2 – Slightly Included: Le inclusioni sono evidenti a 10 ingrandimenti.

I 1, I 2, I 3 – Included: Le inclusioni sono evidenti a 10 ingrandimenti che possono influenzare la trasparenza e brillantezza.

  1. Color (colore): in genere si fa riferimento al sistema utilizzato  dalla GIA (Gemological Institute of America) che misura il colore dei diamanti utilizzando una scala decrescente che va  dalla D alla Z.La lettera D indica la più totale assenza di colore e, non come molti pensano, che il diamante sia bianco. Più si scende nella scala più sarà presente il colore giallo, abbassando notevolmente il valore della pietra. Esistono alcuni rari casi di diamanti che naturalmente presentano dei colori come il rosa, blu e arancio ed è il caso dei Fancy Diamonds. È fondamentale, però, che il colore sia naturale e non indotto tramite uno dei due possibili trattamenti, esposizione ad altissime temperature o tramite l’esposizione a radiazioni.
  2. Cut (taglio): i primi tre fattori sono il prodotto della natura, mentre il taglio è frutto dell’abilità dell’uomo. Il prezzo di un diamante deriva anzitutto da queste 4C; ma queste rappresentano solo un punto di partenza per la valutazione. La Scala del taglio prevede 5 categorie:
    • Eccellente (Excellent)
    • Molto Buono (Very Good)
    • Buono (Good)
    • Discreto (Fair)
    • Mediocre (Poor)

    Il Taglio più utilizzato è il taglio Rotondo comunemente chiamato Brillante. Generalmente i due termini Brillante Diamante vengono erroneamente utilizzati per identificare il diamante, ma in realtà il termine Brillante identifica esclusivamente la tipologia di taglio del diamante.

 

Consigli utili nella cura dei gioielli

Come prendersi cura dei gioielli affinché durino una vita.

  1. Portare i gioielli per un controllo dal gioielliere. I gioielli, proprio come una Ferrari, hanno bisogno della loro “manutenzione”: non è possibile far passare anni senza una “messa a punto” da uno specialista. Una pulizia professionale ripristina lo scintillio delle pietre; un controllo rileva eventuali danni ma anche rebbi allentati che – se non sistemati – porterebbero alla perdita della pietra. Il controllo ideale si esegue una volta all’anno, mentre per gli orologi è ipotizzabile una revisione ogni 5/7 anni.
  2. Ricorda di pulire i tuoi gioielli Al di là dei controlli presso il gioielliere, i gioielli hanno bisogno di una pulizia costante in casa. L’ideale è un panno in microfibra, mentre per le piccole incrostazioni causate da creme e lozioni si può utilizzare un detergente per piatti delicato e uno spazzolino morbido. Esistono anche delle macchinette per la pulizia, da usare sempre con detergenti delicati.
  3. Non pulire i gioielli con i prodotti sbagliati. Anche pulire i gioielli con prodotti non adatti è un grande errore: se l’alcol denaturato per esempio può andar bene per i diamanti, danneggerebbe pietre “morbide” come perle, opali e smeraldi; alcuni consigliano il dentifricio, ma sull’argento è solo portatore di graffi; mentre il succo di limone può danneggiare parti delicate e pietre porose. Meglio, quindi, chiedere sempre consiglio al gioielliere di fiducia.
  4. Non indossare i gioielli durante la doccia. Un tuffo in piscina non rovinerà il vostro anello solitario, né una doccia distruggerà un ciondolo con smeraldo, ma l’abitudine di fare la doccia o il bagno con i gioielli addosso li rovinerebbe, a causa della durezza dell’acqua e degli agenti chimici dei saponi. I residui dei saponi, poi, possono infiltrarsi tra le parti e danneggiarle a lungo andare.
  5. Presta attenzione alle perle. Le perle sono molto delicate e con il tempo la lacca, il trucco, il profumo che mettiamo possono danneggiarle. Abbiate cura di pulirle sempre con un panno in microfibra dopo l’uso e di riporle nella loro custodia dove potranno “respirare”, e non per esempio in una bustina in plastica. Se poi notate che tra una perla e l’altra c’è sempre più spazio, è il momento di portare la collana o il bracciale da un esperto per la sostituzione del filo (prima che accada un’irreparabile scena da film in cui la collana cade in pezzi, magari a una festa elegante, davanti a tutti gli invitati).

Le origini del Diamante

Il termine diamante deriva dal greco adamas che significa indomabile, perchè gli antichi non conoscevano materia in grado di intaccarlo o di lavorarlo. Il diamante era conosciuto in Oriente fin dal 3000 a.C. e fece la sua comparsa in Occidente nel periodo successivo alle spedizioni di Alessandro Magno. Sono centinaia le storie e le leggende sorte sul diamante: alcuni popoli gli attribuivano la facoltà di accrescere e rendere duraturo l’amore, ragione per cui veniva custodito religiosamente da sposi e amanti; altri ritenevano che avesse proprietà benefiche e ne consigliavano l’uso come talismano contro veleni, cattivi sortilegi, peste e altre malattie gravi.

Da un punto di vista chimico, il diamante ha una composizione simile a quella della grafite: entrambi sono infatti composti da Carbonio (C) allo stato elementare, cioè non combinato con altri elementi. Tuttavia le principali caratteristiche tra i due minerali sono molto differenti. La grafite è fra i minerali più teneri in natura, è sempre opaco e nero, mentre il diamante ha il valore massimo di durezza e può presentarsi trasparente e incolore; la grafite, inoltre, brucia più facilmente del diamante ed è parzialmente attaccabile da alcuni acidi. Questa differenza è causata dalla diversa disposizione degli atomi di carbonio all’interno dei loro reticoli cristallini che, nel caso nel diamante, occupano il centro e i vertici di un immaginario tetraedro, mentre nel caso della grafite occupano i vertici di esagoni posti su piani paralleli. Il diverso posizionamento è un effetto di temperatura e pressione al momento della cristallizzazione.

In natura, le temperature e le pressioni favorevoli alla formazione dei diamanti si riscontrano a una profondità pari o superiore a 150 km, in corrispondenza di “cratoni” di circa 2,5 miliardi di anni. I diamanti si formano nella parte inferiore di questi cratoni a temperature comprese tra 900 e 1200 °C, con pressioni di circa 50 kbar, e vengono poi trasportati in superficie da magmi generati da eruzioni vulcaniche profonde.

 

Collane: come scegliere la lunghezza perfetta per ogni donna

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Ciondolo Heart
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Le collane sono uno degli accessori più amati da tutte le donne, ma non basta trovare soltanto il modello preferito, occorre anche saper scegliere la giusta lunghezza per evitare di incorrere nell’errore di mettere in risalto parti del corpo non proprio perfette.

Di seguito una serie di consigli utili sulle parti del corpo che vengono esaltate dalle diverse lunghezze delle collane per poter scegliere quella che più si adatta al look di ogni donna:

– i girocolli sono collane considerate molto sexy. Questi collari sono molto corti, con una lunghezza di 35-40cm, indicati soltanto per donne con un collo lungo e slanciato in quanto mettono in risalto proprio il collo. Per la lunghezza giusta del girocollo occorre che questo poggi alla base del collo delicatamente. I collier possono anche essere abbinati a piccoli ciondoli o meglio ancora a piccoli punti luce che mettono ancora più in risalto il collo, ed in questo caso la loro lunghezza è di 40-45 cm;

 collane di media lunghezza. Questo tipo di collane sono scelte dalla maggioranza delle donne, ma occorre fare molta attenzione in quanto mettono in risalto il décolleté, per cui è importante scegliere con cura se è proprio questa la parte del corpo che si intende mettere in risalto. la lunghezza di queste catene varia dai 45 centimetri della misura classica ai 50-60 centimetri per essere indossata anche in doppia fila;

– collane lunghe. Queste catenine hanno una lunghezza compresa tra i 70 e gli 80 centimetri, e per essere della giusta lunghezza devono arrivare all’altezza dell’ombelico. Queste collane mettono in risalto la pancia, per cui sono indicate esclusivamente per donne con un fisico asciutto. In caso contrario questo accessorio non farebbe altro che mettere in risalto un difetto del corpo.